Tavola&Viaggi

Alla scoperta dell’Asia – Bali (Indonesia)

Bali mi ha stupito molto come isola. Non sapevo bene cosa aspettarmi e alla fine ne sono rimasto colpito. La prima impressione è stata di trovarmi in un luogo molto particolare, un misto tra Marrakech, per via dei numerosissimi e pericolosissimi motorini, e la California, a causa dell’immenso spiaggione che rigurgitava surfisti. Nel mio soggiorno, però, ho imparato a conoscere l’isola ed i suoi abitanti, scoprendone molte caratteristiche che a prima vista non avrei mai potuto osservare.

Bali, Seminyak

Bali è una contraddizione unica: povertà e ricchezza (alberghi di lusso incredibili, nascosti dietro villaggi poverissimi) si mischiano facilmente, arretratezza (ad esempio la benzina venduta nelle bottiglie di vodka) e tecnologia altrettanto. Non chiedetemi come sia possibile, ma è così.
L’isola è davvero molto diversa nelle sue parti. A sud ci sono delle belle spiagge, in alcuni punti bagnate da un mare favoloso. La fortissima marea genera onde che sono preda di surfisti più o meno esperti provenienti da tutto il mondo (anche se la maggior parte sono australiani di Perth). Anche io mi sono cimentato e con pochi euro mi sono davvero divertito.

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Nel centro invece ci sono le grandi risaie, dove il turismo di massa è molto meno evidente. Qui la povertà si vede, eccome. La gente che lavora è molto povera e vive davvero con poco. Le più belle risaie che ho visitato erano vicine alla cittadina chiamata Ubud. Gli agricoltori cercano di avvicinare i turisti – pochi – guadagnandosi qualche spicciolo facendosi scattare una foto con loro. Lavorano molto, ma sono altrettanto sorridenti e ben disposti. Il divario con la realtà esistente nel sud dell’isola (a soli pochi chilometri di distanza) è davvero molto forte ed accentuato.

Un tempio

Qua e là nell’isola si trovano templi induisti più o meno importanti. Eh si, perché a Bali la religione predominante è proprio questa. Quando l’Islam raggiunse l’Indonesia, gli induisti si spostarono prevalentemente qui. La religione del luogo si basa sull’armonia e sull’equilibrio dato dagli opposti: terra e cielo, giorno e notte, bene e male, e così via. I locali hanno una serie di riti sacri da compiere, uno dei quali è quello di porre un’offerta agli dei fuori dalla propria abitazione o dal luogo di lavoro, per cinque volte al giorno. Il motivo di ciò è il tentativo di ingraziarsi i demoni. Proprio grazie alla diffusione di questa religione sono stati eretti i numerosi templi che cospargono l’isola, ognuno con la sua storia ed ognuno costruito in favore di qualche dio. Le leggende che si tramandano su di essi sono davvero curiose ed alcune proprio interessanti. La più stravagante, ma anche più affascinante è quella sulla creazione del mondo, secondo cui la vita avrebbe avuto origine sul dorso della tartaruga Bedawang. Durante la nostra visita però, a causa dell’elevatissimo numero di turisti, non siamo davvero riusciti ad apprezzare la spiritualità del luogo, ed in alcune occasioni mi sono domandato se tutto si esaurisse nelle offerte quotidiane e poco più o se davvero permanesse lo spirito di un tempo. Il Tempio di Tanah Lot (foto di copertina) doveva essere quello più bello e lo sarebbe stato se non fosse stato davvero invaso da un marea umana. Uno dei momenti più toccanti e più intensi è stato quando siamo stati invitati a partecipare ad un funerale. Sembra una cosa macabra, ma non lo è affatto. La morte è vissuta come un momento sacro dai balinesi. Morire significa purificarsi e reincarnarsi e per questo i locali festeggiano l’avvenimento. La cerimonia è davvero suggestiva: i presenti portano delle offerte per la famiglia e durante il rito si banchetta e si chiacchiera allegramente e spensieratamente. Ne è davvero valsa la pena soprattutto per capire come non in tutto il mondo ci sia una visione tragica di un evento per noi terribile come la morte.

Come già raccontato in un post precedente, a poche miglia da Bali si trovano le isole Gili, dove, insieme al mio gruppo di viaggio, ho sostato per qualche giorno di riposo sul mare: un vero e proprio paradiso terrestre; niente a che vedere con le affollate spiagge al sud di Bali.

Complessivamente il viaggio è stato molto bello ed interessante, anche se consiglio un periodo di soggiorno non eccessivamente lungo: una settimana basta e avanza per scoprire le bellezze del luogo per non iniziare ad annoiarsi.

Mappa

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 21, 2013 alle 21:40 ed è archiviata in A Bali, Asia, Dove, In Asia, In Indonesia, Indonesia, Viaggi. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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