Tavola&Viaggi

Una Domenica a Segovia

Per un motivo o per un altro, ho visitato la Spagna parecchie volte da quando sono nato, e molte di queste visite sono state durante quest’anno. Tutti dicono che spagnoli e italiani si assomiglino molto, non solamente per la somiglianza della lingua, ma anche per gli usi, i costumi, l’arte e la cucina. Concordo parzialmente con queste affermazioni, tanto è che ogni volta che vado mi rendo sempre più conto di quanto sia un paese affascinante e ricco di cose da scoprire, così diverse dal Bel Paese.

Nel mio ultimo viaggio nella capitale spagnola, sono stato molto gentilmente portato a Segovia, capoluogo della Castilla-Leon, ad un’ora di macchina da Madrid. Oltre al centro storico e all’acquedotto romano (entrambi dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO), la cittadina è famosa per la cattedrale e soprattutto per l’Alcazar, palazzo meraviglioso, residenza della famiglia reale dal XIII al XV secolo, prima che la capitale fosse trasferita a Toledo. Il motivo della nostra visita però riguardava, per così dire, più la pancia che gli occhi. La visita a Segovia era il pretesto per una buona mangiata al ristorante Jose Maria, situato all’interno del centro antico.

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Cosi dopo due passi per il centro, siamo giunti al ristorante, che, per quanto mi era stato detto, è diventato da qualche tempo il posto dove meglio si mangia la specialità locale: il Cochinillo (il maialino arrosto). Il ristorante è in realtà una taverna, con una sala d’ingresso in legno e pietra, dove la gente può fermarsi a prendere un bicchiere di vino locale, e una serie di saloni che si aprono verso l’interno. Il locale era stracolmo, ma nonostante ciò non c’era grossa confusione. Atmosfera famigliare e personale molto disponibile sono stati i primi aspetti positivi da cogliere. ci sediamo a tavola e veniamo serviti quasi immediatamente dopo la scelta. Senza esitazioni, mi fido, e mi affido alla decisione di chi di Spagna se ne intende per davvero.

Come primo piatto, mi viene servita una porzione di Judias a la granja, un tipico piatto di fagioli serviti con chorizo. E qui arriva un piccolo aneddoto: conosco abbastanza bene lo spagnolo, ma devo ammettere che alcuni termini specifici ancora mi sono sconosciuti. Tutto ciò per dire che al momento della scelta ho detto che sapevo cosa fossero las judias, ma quando mi sono visto servire un piatto di fagioli – decisamente non il mio piatto preferito – ho avuto una stretta allo stomaco. A questo punto del racconto devo ringraziare i miei genitori che mi hanno giustamente – e forse quasi banalmente – insegnato a mangiare tutto soprattutto per non mancare di rispetto a chi è seduto a tavola con me; per fortuna, perché altrimenti mi sarei davvero perso un ottimo piatto. Come secondo è arrivato il piatto forte: servito in una grossa teglia di ceramica, l’intero cochinillo viene trasportato in tavola e viene tagliato al momento con un piatto dello stesso materiale. un unico colpo, secco e deciso. Si taglia in questa maniera per dimostrare che il maialino è cotto al punto giusto ed è sufficientemente croccante all’esterno. Una tradizione vuole che, una volta effettuato il taglio, il piatto venga rotto per terra, a dimostrazione del fatto che esso stesso sia veramente di ceramica e non ti altri materiali. In realtà questa pratica ha una diversa origine: questa usanza è nata da Candido, il locale del cochinillo per eccellenza fino a qualche tempo fa, dove si dice che, durante il momento del taglio del maialino, effettuato davanti ad alcuni asiatici, sia sfuggito il piatto di mano al proprietario del ristorante, e gli spettatori, pensando fosse un gesto voluto, iniziarono ad applaudire una volta che il piatto si ruppe a terra. Tornando al mio discorso, non so se per la crisi o per altri motivi, ma comunque non sono stato partecipe del lancio del piatto. Il cochinillo faceva venire l’acquolina in bocca gia da lontano, e vi assicuro che era una squisitezza. Morbidissimo dentro e croccante fuori: una vera delizia per il palato. E per accompagnare la nostra portata di carne non poteva mancare un bottiglia di vino rosso di produzione locale: un Pago de carraovejas (Ribera del duero), vino scelto da Jose Maria dopo che fu chiamato a rappresentare la Spagna nel “Concorso mondiale per sommelier” tenutosi a Milano nel 1972.

Non ancora sazi, abbiamo concluso il nostro pranzo con un’altra specialità segoviana. il Ponche, un dolce di pan di Spagna e marzapane, imbevuto con un po’ di liquore. Il tocco giusto per concludere una stupenda comida (pranzo in spagnolo).

Pieni e soddisfatti, abbiamo fatto due passi per smaltire alcune delle calorie assorbite durante il pranzo. Prima visita alla cattedrale, poi all’Alcazar (che si dice abbia ispirati i castelli di Walt Disney) ed infine una passeggiata vicino all’acquedotto (costruito senza un filo di cemento).

Se vi capita di passare da queste parti (o da Madrid, come è successo a me), una gita a Segovia è molto più che consigliata (anche e soprattutto in autunno/inverno). In un solo colpo avrete la possibilità di vistare una bella cittadina e di assaggiare uno dei piatti caratteristici di questa regione del nord della Spagna.

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 26, 2012 alle 12:15. È archiviata in Dove, Europa, Europea, In Europa, In Spagna, Segovia, Spagna, Spagnola, Tavola, Viaggi con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Una Domenica a Segovia

  1. IreneML in ha detto:

    cheee beeello ma dov’e Toledo???

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